La fondazione pontificia chiede aiuto per proteggere i cristiani dall’Isis.

La fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre lancia con il Giornale e Gli occhi delle guerra una raccolta fondi per i cristiani perseguitati in Siria ed Iraq

Solo per un attimo, quando farete incetta di regali per Natale, pensate a un figlio piccolo, che piange, ma la madre non ha il latte per sfamarlo o i pannolini per cambiarlo.

Oppure, prima di accomodarvi a tavola per la cena della vigilia, tutti assieme, non dimenticate le famiglie che si riuniscono in una baracca, una tenda o una casa sfregiata dalle bombe e non hanno un minimo di riscaldamento per affrontare i rigori dell’inverno. Queste non sono scene da film, ma ordinaria vita quotidiana in Siria per migliaia di cristiani, che cercano di sopravvivere alla barbarie di un conflitto senza pietà. E sistemando il presepe con Gesù bambino sotto l’albero di Natale ricordatevi delle dieci suore cacciate da Mosul dai tagliagole delle bandiere nere, che non hanno più un convento dove pregare e accogliere i fedeli. Gli adepti del Califfo lo hanno fatto saltare in aria in nome dell’Islam duro e puro.

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La fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre lancia con il Giornale e Gli occhi delle guerra una raccolta fondi per i cristiani perseguitati in Siria ed Iraq. Dallo scorso anno i benefattori legati alla nostra testata sono stati più di 250 e hanno donato 51.243 euro utilizzati per aiutare chi crede in Cristo ed è sotto tiro. Anche questo Natale la Chiesa che soffre invita tutti noi a metterci la mano sul cuore per finanziare progetti concreti. Il più ambito è ricostruire il convento delle Figlie del sacro cuore di Gesù, ad Erbil, nel nord dell’Iraq, dopo che la loro casa è stata distrutta a Mosul nel novembre di due anni fa. Le suore sono scappate abbandonando tutto, come 150mila cristiani, ma si sono tenute stretta la fede. «Le aiuti a sostenere i costi per un nuovo convento, dove vivere assieme e pregare in comunità con gli altri profughi?» è l’appello lanciato dalla Chiesa che soffre. In Siria non si rischia solo di morire sotto le bombe, ma di freddo. Nei villaggi di Michrefeh, Rable, Ain Hlaquim e altri nella diocesi di Laocidea vivono migliaia di famiglie a un’altitudine di 700 metri. Per i rifugiati il prezzo del gasolio è inaccessibile e chi abbatte un albero per ricavarne legna da ardere rischia una multa o la galera. La fondazione pontificia si è impegnata a garantire i costi di riscaldamento di 600 famiglie con bambini e anziani: «Vuoi contribuire a proteggerli dal gelo?».

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Il vescovo maronita del nord della Siria, monsignor Antoine Chbeir, ha istituito un’apposita commissione chiamata pannolini e latte. Duecento bambini in fuga dai combattimenti nelle braccia delle loro madri non avevano più niente. Adesso sono diventati 650 e la diocesi ha invocato un sostegno che duri nel tempo. «Aiuti a nutrire questi bambini e a nutrirli?» è la domanda rivolta a tutti dalla Chiesa che soffre.

Un gesto, piccolo o grande, a favore dei cristiani perseguitati trasformerà il Natale, che sta diventando una festa consumistica, in qualcosa di vero e concreto nel nome della solidarietà.

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