M5s: parlamentarie sotto il vulcano, parentopoli, cordate e pacchetti di voti…

  Debora Borgese

A poche ore dalla pubblicazione dei candidati M5S che hanno superato la selezione on line per la compilazione delle liste nazionali, le chat interne hanno iniziato a brulicare pesanti accuse e analisi che rasentano la fantascienza: la città di Catania, e più in generale la Sicilia, primeggia con le contraddizioni tra il vecchio M5S e il nuovo, ossia il M5S 3.0, praticamente l’esatto contrario rispetto a quello che era e che avrebbe dovuto essere.

PARENTOPOLI. Di fatto c’è, e non solo tra l’on. Giancarlo Cancelleri e la sorella Azzurra capolista alla Camera (Sicilia 1 – 03). Si registra un caso di parentopoli anche a Catania con Dario Sangrigoli, candidato alla Camera, e lo zio Cristiano Anastasi, candidato invece al Senato. Anastasi, in lista alle scorse elezioni regionali (questo perché il M5S non avrebbe ammesso candidati seriali, vero Ignazio Corrao?), insieme al padre di Dario, Riccardo Sangrigoli, era stato espulso dal Meet Up di Giarre il 17 dicembre scorso. Stando a quanto si legge nel comunicato degli attivisti giarresi, i due stavano organizzando senza coinvolgere il loro gruppo un evento con il meet up di un comune limitrofo e con il sostegno di un parlamentare nazionale. Questo parlamentare ci informano essere Nunzia Catalfo, una dei tre probiviri del Movimento 5 Stelle, la quale però ci è dato sapere si tirò indietro. I due, stando sempre al comunicato, venivano inoltre accusati di avere sollevato discredito lesivo all’immagine del M5S in quanto avevano reso nota una cordata organizzata dal Meet Up di Giarre per favorire le preferenze degli attivisti.

Come possano Sangrigoli e Anastasi risultare tra i candidati in Parlamento è un mistero: se i loro nomi non sono espressione del Meet Up e quindi degli attivisti sul loro territorio, chi li ha votati?

CASTA. Puntuali, in tempo di elezioni, si presentano i soliti “yes man” e collaboratori. Tra questi, a Catania, primeggia il nome di Simona Suriano, collaboratrice parlamentare nella passata legislatura ARS che durante la maternità pensò bene di candidarsi  alle elezioni europee.
D’altronde non è la sola: il capolista del collegio Sicilia 1 – 01 è Adriano Varrica, ex collaboratore di Sonia Alfano, di Claudia Mannino e di Ignazio Corrao, balzato agli onori della cronaca perché citato nell’audio su Addiopizzo da Andrea Cottone (staff M5s alla Camera). Varrica è tra i fondatori di Palermo in Movimento, il meet up nato per sconfessare quello storico e che favorì il candidato a sindaco Ugo Forello. Tra i nomi di rilievo che aderirono al nuovo Meet Up, Alberto Samonà, direttore del sito di informazione on line “Il Sicilia”, oggi capolista al Senato nello stesso collegio di Varrica.

FAVORITISMI. O almeno ci provano a riceverne per sé stessi e per i propri familiari. È il caso di Santi Cappellani, candidato alla Camera a Catania. Immaginate di avere una sorella che sta per completare il master universitario con il desiderio di seguire uno stage al Parlamento Europeo. Andreste mai a chiedere in giro anche tra gli attivisti espulsi (di cui Cappellani sembrerebbe l’artefice per eliminare un po’ di concorrenza) i contatti di un parlamentare europeo, nel caso specifico di Ignazio Corrao, per riuscire nell’impresa? Evidentemente per Cappellani l’università di Catania non è un punto di riferimento valido, e una spintarella  alla sorella non solo non l’avrebbe disdegnata, ma potrebbe averla chiesta. Come sia andata a finire non si sa, le intenzioni però non sono affatto vicine allo spirito del M5S, quello delle origini ovviamente.

UNO VALE UNO E L’ALTRO NON SI SA. La democrazia partecipata del M5S ha fallito per diversi motivi, anzitutto dallo strumento principale, la piattaforma Rousseau la cui gestione è opaca e piena di falle, come confermato dal Garante della privacy. Non garantisce alcuna sicurezza agli utenti iscritti e potrebbe non essere conforme rispetto l’espressione reale dei partecipanti alle varie votazioni non essendoci un’agenzia esterna che le certifichi. Poi è chiaro che i Meet Up locali non hanno più alcun valore. Anzi, possiamo dire che in realtà non lo hanno mai avuto! L’assemblea, e cioè gli attivisti riuniti nei meet up, è stata bypassata dai vertici che decidono a libero arbitrio chi può essere candidato e chi no, anche senza fornire alcuna motivazione, come nelle migliori democrazie (da leggere retoricamente!).

ENDORSEMENT E CORDATE, tanto vituperate, sono il pane quotidiano dei grillini, soprattutto per quelli a cui è andata male (nelle chat interne, da Bolzano a Trapani, non si parla praticamente d’altro!).
A Catania, in particolare, c’è chi ricorda il traffico dei moduli e dei dati sensibili raccolti da alcuni attivisti: possibile ipotizzare che siano stati raccolti per gestire la votazione degli ignari utenti. Click autogestiti, insomma. Ergo, voti on line. A questo, nella città etnea, si aggiungono nomi anonimi tanto per gli attivisti quanto per i protagonisti della politica attiva civica catanese extra M5S. Supplente n°1 nel nostro collegio, Rosa Conti, originaria di Augusta vive a Catania dove esercita la professione di insegnante. Tra le note, la sua amicizia con Andrea Leccese, coautore del libro di Mario Michele Giarrusso. Una barzelletta italiana, insomma.

Chi avrebbe dovuto controllare per evitare che tutto ciò si verificasse a danno di chi si è realmente speso e impegnato per gli interessi dei cittadini (nel bene e nel male: possiamo non condividere il modus operandi degli attivisti e le idee politiche, ma l’impegno sì, quello c’è comunque e in ogni caso. Sarebbe ipocrita negarlo), è di certo la probivira Nunzia Catalfo che resta in un assordante silenzio. Inspiegabile. Tranne che sia stata lei la prima a beneficiare di tutta questa situazione? Un’ipotesi condivisa da chi oggi inizia a fare un passo indietro chiudendo le porte al M5S. E sta di fatto che molto probabilmente sarà proprio lei la capolista a Catania per l’alternanza di genere.

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